Pensieri in libertà vigilata, musica senza permessi e parole che non chiedono scusa.

Da qui comincia la trasmissione. Musica senza permessi, parole in libertà vigilata e pensieri che bussano forte. Non siamo qui per piacere a tutti, ma per dire qualcosa. Se resti, alza il volume.

A tratti

Avete mai pensato, anche solo per un attimo, di essere folli?Io sono certo di sì. Tutti, prima o poi, lo abbiamo pensato.

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Aggiornamento di sistema

Sono cresciuto con il rock degli anni Settanta, Ottanta e un po’ dei Novanta.Pink Floyd, Led Zeppelin, Doors, The Cure, The Smiths, The Clash.Quella musica non era solo una colonna sonora. Era un’educazione sentimentale. Mi ha insegnato a sentire prima ancora che a capire.

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Comodamente Intorpidito

Qualche giorno fa una persona mi ha fatto una domanda che sembra semplice solo in apparenza: qual è la tua canzone preferita?Per uno che ama la musica è quasi una trappola. Perché la musica non si sceglie davvero, ti sceglie lei. È memoria, è pelle, è istinto. È qualcosa che arriva prima delle parole. E senza nemmeno pensarci troppo, la mia testa tornava sempre lì: Comfortably Numb dei Pink Floyd.

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Dopo l'ultima nota

Ivano Fossati si è ritirato da anni.In silenzio, senza proclami, senza nostalgia esibita.Ha fatto una cosa rarissima: ha smesso quando aveva ancora tutto.Voce, parole, credibilità, rispetto. Ha scelto il ritiro come si sceglie una stanza luminosa in cui stare bene. E io questa cosa l’ho sempre trovata potentissima. Perché il ritiro non è sparire.È smettere di spiegarsi.È smettere di dimostrare.È dire: adesso mi basta quello che sono. Fossati ha scritto alcune delle canzoni d’amore più vere che conosca.Non consolatorie, non romantiche in senso facile.Canzoni sull’amore come costruzione, come rischio, come esposizione totale. La costruzione di un amore non promette niente: racconta la fatica, l’imperfezione, la bellezza fragile di due persone che provano a restare in piedi insieme.Il bacio sulla bocca è un gesto semplice che diventa rivoluzione.L’amore trasparente è forse la vetta: l’amore che non possiede, non trattiene, non chiede garanzie. E poi uno che scrive così, a un certo punto, sceglie di tacere.Non perché non abbia più nulla da dire.Ma forse perché ha già detto tutto quello che era necessario. Da qualche settimana anch’io sono “in ritiro” (mi piace la parola 'retired' in inglese, odio la parola 'pensione' così strana e burocratica)E tutto dentro assomiglia più a una liberazione che a una fine. Non è smettere di vivere.È smettere di correre per dovere.È iniziare a camminare per scelta. Forse il ritiro è una forma altissima di amore verso se stessi.Come dire: adesso mi ascolto.Adesso mi rispetto.Adesso non devo più dimostrare niente a nessuno. Fossati ha insegnato che l’amore non è possesso, non è rumore, non è spettacolo.E il suo ritiro è stato coerente con tutto quello che aveva cantato:discreto, pulito, libero. Mi piace pensare che certe scelte siano come una canzone che finisce piano, senza l’ultima nota urlata.E restano lì, sospese, a vibrare dentro. Questo blog forse nasce anche da qui.Da un ritiro che non è chiusura, ma spazio.Da un amore che non chiede conferme, ma respira. Fossati ha cantato anche C’è tempo.E forse il ritiro è proprio questo: accorgersi che c’è tempo.Tempo per non rincorrere, per non spiegarsi, per non giustificarsi.Tempo per stare. In La mia banda suona il rock c’era già l’idea della libertà, dello stare fuori dalle regole rigide, del suonare perché non si può fare altro.E oggi quella banda può anche fermarsi, senza smettere di essere musica. In Pane e coraggio c’è la dignità di chi attraversa la vita senza chiedere permesso, portandosi dietro tutto quello che è stato.E anche il ritiro ha questa dignità: non è resa, è scelta. Forse ogni tanto bisogna concedersi quello che Fossati si è concesso:il lusso di non essere più “in scena”,di non dover più tenere in piedi un personaggio,di poter essere semplicemente persone. Io mi sento in questo punto.Non alla fine di qualcosa,ma dentro una stanza nuova,con le finestre aperte.

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L'ombra

Oggi mi sono ritrovato a canticchiare Something. Senza un motivo preciso, come succede con le canzoni che hanno deciso di restarti addosso per la giornata. Poi ho capito da dove arrivava: avevo visto su YouTube una scena tagliata dal film Yesterday, in cui il protagonista improvvisa proprio questo brano. Una scena che dura poco, ma che ti colpisce dritto, perché Something è così: entra piano e poi non se ne va più. È una canzone d’amore straordinaria. Non perché urla, non perché è complicata, ma proprio per il contrario. È semplice, disarmante, quasi timida. Parla di un “qualcosa” che non sai spiegare, che non riesci a definire, ma che senti fortissimo quando guardi una persona. E forse è proprio questo il suo segreto: non prova a spiegare l’amore, lo accetta. Lo osserva. Lo lascia essere. E dietro questa meraviglia non c’è Lennon, non c’è McCartney. C’è George Harrison. Quello che per anni è stato “l’altro”. L’ombra. Quello bravo, silenzioso, talentuoso, ma sempre un passo indietro rispetto ai due giganti. Lennon e McCartney, McCartney e Lennon: lo diciamo come fosse un’unica parola. Harrison invece lo aggiungiamo dopo, quasi per educazione. Eppure Something è una delle più grandi canzoni d’amore mai scritte. Frank Sinatra la definì “la più bella canzone d’amore degli ultimi cinquant’anni”. Non è poco, detta da uno così. E fa quasi sorridere pensare che arrivi proprio da quello che, nei Beatles, sembrava stare sempre un po’ in silenzio. Forse George Harrison era l’ombra solo perché la sua luce era diversa. Meno rumorosa. Meno teatrale. Più intima. Più spirituale. Più vera.Something non ha bisogno di spiegarsi, non ha bisogno di dimostrare niente. Esiste. E basta. Proprio come certi amori che non sai raccontare, ma sai riconoscere subito. E allora sì, oggi voglio dare un po’ di spazio a lui. A quello che non cercava di dominare la scena, ma che quando parlava, lo faceva con una profondità che ancora oggi ci sorprende.Perché ogni tanto vale la pena spostare lo sguardo dall’abbagliante luce dei riflettori… e scoprire quanto è potente la bellezza che nasce nell’ombra.  

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Camminare sul confine

Dieci anni senza David Bowie.Eppure, a pensarci bene, non c’è mai stato un solo giorno davvero senza di lui.Perché Bowie non è stato solo musica. È stato un modo di stare al mondo. Un modo di respirare quando l’aria diventava sottile.

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La dea

Ci sono artiste che si ascoltano.E poi c’è Florence Welch (con i suoi & the Machine), che si attraversa.

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Perchè questo blog ?

Il 10 giugno 2012 è una data che porto impressa nella memoria, uno di quei momenti in cui capisci perché la musica è un rifugio. Ero a Firenze, sotto un cielo che sembrava voler sommergere lo stadio Franchi mentre Bruce Springsteen cantava. Insieme al mio amico Pera ci siamo ritrovati immersi in una pioggia torrenziale, ma nessuno si è mosso. Era la sesta o settima volta che vedevo il Boss, e ogni volta lui riesce a trasformare un concerto in qualcosa di indimenticabile. Quella sera, sotto la pioggia, con canzoni come “My City of Ruins”, “Badlands” e “Spirit in the Night”, sembrava che il rock diventasse una forza che ci teneva tutti insieme, uniti in un brivido collettivo.

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Chi sono

Arresti Domiciliari nasce da una necessità, non da un’idea.
Quando non puoi scappare, inizi a pensare. Quando pensi troppo, o scrivi o esplodi.

Ho passato una vita sotto i palchi, in mezzo al sudore, al rumore, alle luci che si spengono tardi.
Centinaia di concerti visti, ascoltati, respirati. La musica non l’ho mai studiata: l’ho attraversata.

Qui metto canzoni che mi hanno tenuto in piedi e parole che non avevano più dove andare.
Non do lezioni e non vendo risposte: condivido ascolti, errori, notti, ossessioni e pensieri in libertà vigilata.

Questo è uno spazio personale, imperfetto e vero.
Se cerchi qualcosa di educato, forse non è il posto giusto.
Se invece hai vissuto anche tu almeno una volta con una canzone addosso, puoi entrare. Siamo già in due.

Giancarlo