L'ombra

Pubblicato il 16 gennaio 2026 alle ore 22:57

Oggi mi sono ritrovato a canticchiare Something. Senza un motivo preciso, come succede con le canzoni che hanno deciso di restarti addosso per la giornata. Poi ho capito da dove arrivava: avevo visto su YouTube una scena tagliata dal film Yesterday, in cui il protagonista improvvisa proprio questo brano. Una scena che dura poco, ma che ti colpisce dritto, perché Something è così: entra piano e poi non se ne va più.

È una canzone d’amore straordinaria. Non perché urla, non perché è complicata, ma proprio per il contrario. È semplice, disarmante, quasi timida. Parla di un “qualcosa” che non sai spiegare, che non riesci a definire, ma che senti fortissimo quando guardi una persona. E forse è proprio questo il suo segreto: non prova a spiegare l’amore, lo accetta. Lo osserva. Lo lascia essere.

E dietro questa meraviglia non c’è Lennon, non c’è McCartney. C’è George Harrison. Quello che per anni è stato “l’altro”. L’ombra. Quello bravo, silenzioso, talentuoso, ma sempre un passo indietro rispetto ai due giganti. Lennon e McCartney, McCartney e Lennon: lo diciamo come fosse un’unica parola. Harrison invece lo aggiungiamo dopo, quasi per educazione.

Eppure Something è una delle più grandi canzoni d’amore mai scritte. Frank Sinatra la definì “la più bella canzone d’amore degli ultimi cinquant’anni”. Non è poco, detta da uno così. E fa quasi sorridere pensare che arrivi proprio da quello che, nei Beatles, sembrava stare sempre un po’ in silenzio.

Forse George Harrison era l’ombra solo perché la sua luce era diversa. Meno rumorosa. Meno teatrale. Più intima. Più spirituale. Più vera.
Something non ha bisogno di spiegarsi, non ha bisogno di dimostrare niente. Esiste. E basta. Proprio come certi amori che non sai raccontare, ma sai riconoscere subito.

E allora sì, oggi voglio dare un po’ di spazio a lui. A quello che non cercava di dominare la scena, ma che quando parlava, lo faceva con una profondità che ancora oggi ci sorprende.
Perché ogni tanto vale la pena spostare lo sguardo dall’abbagliante luce dei riflettori… e scoprire quanto è potente la bellezza che nasce nell’ombra.