Sono circondato da demoni. Ma la verità è un’altra:
sono in me.
Non hanno corna.
Non urlano.
Non spaccano niente.
Parlano. E parlano bene.
Non arrivano da fuori. Emergono quando stai per fare un passo avanti.
Quando ti avvicini a qualcosa che conta.
Quando la direzione diventa chiara.
Sono quelli che si mettono di traverso tra me e i miei obiettivi.
Tra me e la vita che vorrei vivere.
Tra me e una forma possibile di felicità.
Non ti aggrediscono. Ti convincono.
Ti spiegano perché dovresti aspettare.
Perché non è il momento giusto.
Perché sei stanco.
Perché hai già dato.
Perché “in fondo va bene così”.
Sono ostacoli intelligenti.
Illusioni ben costruite.
Forze che non ti impediscono di vivere,
ma ti fanno deviare quel tanto che basta.
È qui che il rock ha capito tutto.
In Sympathy for the Devil, dei Rolling Stones, il diavolo non è un mostro.
È elegante.Ironico.Colto.
Ti racconta la Storia, ti guarda negli occhi e ti chiede solo comprensione.
Non ti chiede di fare il male.
Ti chiede di capirlo.
Ed è esattamente così che funzionano certi pensieri.
Quando diventano ragionevoli, diventano pericolosi.
Ma non è mai uno solo.
Sono tanti.
Paure che cambiano nome.
Dubbi che tornano travestiti da prudenza.
Attaccamenti che si presentano come protezione.
Ferite che si ripropongono come logica.
Sono i Seven Devils di Florence + The Machine.
Plurali. Persistenti.
Quando ne allontani uno, un altro è già lì.
Il diavolo nel rock non è l’azione estrema.
È l’attrito quotidiano.
È la voce che ti rallenta di un passo.
Poi di un altro.
Poi ti convince che restare fermo sia equilibrio.
In Red Right Hand di Nick Cave and the Bad Seeds, il male arriva quando sei vulnerabile.
Non ti prende a schiaffi.
Ti offre una mano.
Elegante. Carismatico.
Perfettamente a suo agio.
E poi c’è Personal Jesus, dei Depeche Mode.
Qui il demone fa un passo in più.
Non ti tenta.
Ti promette salvezza.
Quando qualcosa si propone come soluzione personale a tutto,
la libertà è già in pericolo.
In Devils & Dust di Bruce Springsteen, il demone non è il peccato.
È il peso della scelta.
È la paura di ciò che perderai se andrai fino in fondo.
I miei demoni non vogliono distruggermi.
Vogliono rallentarmi.
Distrarmi.
Farmi perdere direzione.
Mi conoscono.
Sanno quali corde toccare.
Sanno quando comparire:
sempre un attimo prima del cambiamento.
Ed è per questo che li sento.
Ed è per questo che so che non vengono da fuori.
Sono miei.
E forse il lavoro non è combatterli.
È riconoscerli.
Vederli per quello che sono.
Non seguirli.
Il rock non ha mai cantato il diavolo per provocazione.
Lo ha cantato perché lo aveva incontrato.
Dentro.
Ogni obiettivo importante attira un ostacolo.
Ogni trasformazione reale chiama una voce che ti dice di fermarti.
Io quelle voci le sento.
Ogni giorno.
E proprio per questo, ogni tanto,
scelgo di non ascoltarle.
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