Perchè questo blog ?

Pubblicato il 8 gennaio 2026 alle ore 21:51

Il 10 giugno 2012 è una data che porto impressa nella memoria, uno di quei momenti in cui capisci perché la musica è un rifugio. Ero a Firenze, sotto un cielo che sembrava voler sommergere lo stadio Franchi mentre Bruce Springsteen cantava. Insieme al mio amico Pera ci siamo ritrovati immersi in una pioggia torrenziale, ma nessuno si è mosso. Era la sesta o settima volta che vedevo il Boss, e ogni volta lui riesce a trasformare un concerto in qualcosa di indimenticabile. Quella sera, sotto la pioggia, con canzoni come “My City of Ruins”, “Badlands” e “Spirit in the Night”, sembrava che il rock diventasse una forza che ci teneva tutti insieme, uniti in un brivido collettivo.

Ma il nome “Arresti Domiciliari” nasce in un altro momento: durante il periodo del Covid, quando il mondo era fermo e io, chiuso in casa, ho iniziato una sorta di programma radiofonico sui social. Lo facevo per tenermi compagnia e inaspettatamente tanti amici si sono uniti ad ascoltare. Era davvero un periodo di “arresti domiciliari” collettivi, e quel nome è rimasto. Perché la musica, allora come adesso, è stata il modo di evadere senza muoversi, di trovare una casa nel suono anche quando le porte erano chiuse.

Quindi eccoci qui. In questo blog troverete quelle notti di concerti indimenticabili, la pioggia al Franchi, le canzoni che mi hanno tenuto in piedi, e quel senso di libertà che la musica sa dare anche nei momenti più difficili. Se siete qui, benvenuti: questa è una casa nata da un concerto sotto la pioggia e da un microfono acceso in isolamento, e non vede l’ora di raccontarvi tutto.

10 Giugno 2012 - Il selfie che racconta tutto