Camminare sul confine

Pubblicato il 11 gennaio 2026 alle ore 10:49

Dieci anni senza David Bowie.
Eppure, a pensarci bene, non c’è mai stato un solo giorno davvero senza di lui.
Perché Bowie non è stato solo musica. È stato un modo di stare al mondo. Un modo di respirare quando l’aria diventava sottile.

Per me Bowie comincia con Ziggy Stardust.
Con quell’alieno fragile, teatrale, esagerato, che non chiedeva il permesso di essere diverso. Ziggy non era un personaggio: era una maschera necessaria. Una maschera che permetteva di dire la verità senza essere distrutti dalla verità stessa.

E poi una sera del 1973 Ziggy smette di esistere.
Bowie lo “uccide” sul palco.
Non per tradirlo, ma perché aveva fatto il suo lavoro.
Quando una maschera ti ha salvato la vita, il gesto più difficile è ringraziarla e lasciarla andare.

Io le maschere le ho capite tardi.
Per anni ho pensato che fossero menzogne, deviazioni, debolezze.
Oggi so che molte di loro erano solo tentativi di sopravvivere.
Non servivano a ingannare gli altri, ma a proteggere me stesso.

Camminare sul confine significa questo:
stare tra quello che sei e quello che puoi permetterti di essere.
Tra la verità e la paura.
Tra il bisogno di mostrarti e quello di difenderti.

Ziggy mi ha insegnato che si può essere fragili senza essere sbagliati.
Che si può essere eccentrici senza essere persi.
Che si può essere “fuori posto” eppure tremendamente vivi.

Poi è arrivato Heroes.
La promessa che per un attimo si potesse essere invincibili.
Non per sempre. Non davvero.
Ma abbastanza a lungo da sentire che valeva la pena provarci.

E infine Ashes to Ashes.
Il momento in cui guardi indietro e riconosci le tue illusioni, le tue cadute, i tuoi personaggi.
Non per rinnegarti, ma per comprenderti.
È la maturità che non cancella il passato, lo integra.

Bowie aveva la follia molto vicino.
Nella sua storia familiare, nella sua sensibilità, nella sua percezione del mondo.
Non la romanticizzava. La conosceva.
E forse proprio per questo l’arte per lui non era decorazione, ma equilibrio.
Un modo per non cadere.

Camminare sul confine non è uno stile.
È una necessità.
È il posto scomodo dove impari a non scappare né da ciò che sei, né da ciò che temi.

Io ho camminato lì tante volte.
Con maschere diverse, con più o meno coraggio, con più o meno consapevolezza.
Oggi so che nessuna di quelle maschere era falsa.
Erano ponti.
Verso una versione di me che allora non sapevo ancora abitare.

Ziggy non è morto quella sera del ’73.
Ha semplicemente finito il suo compito.
E questo è forse il più grande insegnamento che Bowie ci ha lasciato:

non dobbiamo guarire da ciò che ci ha salvato.
Dobbiamo solo avere il coraggio, quando arriva il momento, di camminare oltre.

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