È bastato l'inizio di una canzone per ritrovarmi nel 1977.
Quel ritmo morbido, regolare, quasi ipnotico. Una voce femminile che entra senza disturbare, si appoggia alla musica e comincia a raccontare qualcosa. Una di quelle voci che non hanno bisogno di alzarsi per farsi ascoltare. Ti accompagnano, ti cullano, ti fanno stare bene.
Dreams. Fleetwood Mac. Stevie Nicks.
Soltanto che non erano i Fleetwood Mac.
La canzone si chiama Cowboy Gangster Politician e a cantarla è una certa Goldie Boutilier.
Mai sentita nominare.
Ho guardato il video.
Una ragazza bellissima, un taglio di capelli che sembra uscito da un film americano degli anni Cinquanta, un'eleganza che mi ha ricordato Lauren Bacall. Ha qualcosa delle dive del cinema classico, quelle che potevano essere straordinariamente sensuali senza bisogno di dimostrarlo continuamente.
E balla in un modo stranissimo.
Movimenti leggermente sincopati, quasi fuori asse, come se il ballo non fosse esattamente il suo mestiere. La prima impressione è che sia un po' impacciata. Alla seconda visione cominci a sospettare che sia tutto voluto. Alla terza smetti di chiedertelo, perché funziona benissimo così.
La canzone intanto continua a girarmi in testa.
Daddy, I'm in trouble, I'm in love.
Babbo, ho un problema. Mi sono innamorata.
Una frase che mi ha fatto sorridere. Ho immaginato mia figlia arrivare un giorno con un annuncio del genere, magari aspettandosi da me una risposta sensata. Non sono sicuro che saprei dargliela.
Ma torniamo a Goldie.
Chi diavolo è Goldie Boutilier?
È una delle cose che amo della musica. Puoi aver passato una vita ad ascoltarla, comprato dischi, visto centinaia di concerti, credere di conoscere abbastanza bene il territorio, e improvvisamente compare qualcuno di cui non sai assolutamente nulla.
Una perfetta sconosciuta.
E ti viene voglia di conoscerla.
Come succede con le persone, del resto. Un incontro, un dettaglio che ti colpisce, una voce, un modo di muoversi. Non sai ancora se ci sarà un secondo appuntamento, ma intanto vuoi sapere qualcosa di più.
Così ho cominciato ad ascoltare altre canzoni.
E la faccenda si è fatta piuttosto divertente.
Infinity Love mi ha riportato dalle parti di Britney Spears. Pop leggerissimo, ben confezionato, non esattamente quello che cercavo.
Con Party mi sono ritrovato invece negli anni di Madonna, con qualcosa che mi ricordava Who's That Girl.
King of Possibilities mi ha fatto sobbalzare. L'inizio mi ha riportato immediatamente a Sign o' the Times di Prince. Un riferimento talmente evidente alle mie orecchie che ho ricominciato la canzone per essere sicuro di quello che stavo sentendo.
E questa, a differenza di altre, mi è piaciuta parecchio.
Con How to Be a Lover sono arrivati gli Human League.
A quel punto ho cominciato a ridere.
Avevo trovato una cantante canadese che sembrava conoscere perfettamente buona parte della mia collezione di dischi.
Fleetwood Mac, Prince, Madonna, Human League, Britney Spears. Anni Settanta, Ottanta, Novanta. Pop, rock, elettronica, dance. Un continuo attraversamento di generi, atmosfere e ricordi.
Mi è tornata in mente una frase di un mio vecchio professore:
«Se copi da una persona è plagio, se copi da dieci persone diverse è ricerca.»
Goldie Boutilier, evidentemente, ha fatto molta ricerca.
Naturalmente la questione è più complicata di così. Nessun musicista inventa tutto da zero. La musica è fatta anche di influenze, citazioni, prestiti, contaminazioni. Il punto è cosa riesci a costruire con quello che hai ascoltato.
E Goldie costruisce molto bene.
Non so se sia originalissima. Non sono neppure sicuro che tutta la sua musica faccia per me. Ma c'è una cura evidente negli arrangiamenti, nei suoni, nella produzione. È un pop elegante, che riesce a essere leggero senza sembrare trascurato.
C'è una bella differenza fra musica leggera e musica fatta con leggerezza.
Anche i video sembrano piccoli film.
In The Angel and the Saint l'immaginario cambia completamente e si torna verso gli anni hippie, con un'estetica che sembra uscita da un'altra epoca. In The Actress Goldie indossa ancora un personaggio diverso.
Non è soltanto una cantante che si mette davanti a una telecamera. Ha una presenza scenica particolare, un gusto per la trasformazione, un modo di interpretare le immagini che sembra appartenere anche al cinema e alla moda.
Ho scoperto che quella familiarità con il mondo dell'immagine non è casuale. La sua storia attraversa anche la moda, oltre alla musica.
E soprattutto ho scoperto che Goldie Boutilier non è sempre stata Goldie Boutilier.
È nata in Nuova Scozia, in Canada, e ha già attraversato diverse vite artistiche. Si è fatta conoscere anche come Kay, come My Name Is Kay, come Goldilox. Ha frequentato territori musicali differenti, dal pop elettronico alla dance, prima di arrivare a queste sonorità più vintage.
Una carriera fatta di tentativi, trasformazioni, cambiamenti di direzione.
Mi piacerebbe capire quanto di questo percorso sia stato una ricerca personale e quanto sia dipeso dalle aspettative dell'industria discografica. Quanto ci sia stato di autentico in ogni versione di sé e quanto di costruito.
Non ho ancora letto abbastanza interviste per rispondere.
Ma è curioso: io l'ho incontrata attraverso una canzone che mi sembrava familiare dal primo secondo, mentre lei, per arrivare a quella canzone, ha dovuto percorrere una strada tutt'altro che lineare.
E c'è un'altra cosa.
Non sono mai stato un integralista del rock.
Certo, una parte importante della mia vita musicale passa da chitarre, concerti, dischi che conosco a memoria. Ma sono cresciuto anche con il pop degli anni Ottanta e Novanta. Ho visto Madonna, Michael Jackson, Robbie Williams, Duran Duran, Spandau Ballet. Mi è capitato perfino di ascoltare Britney Spears con piacere.
Non vedo perché dovrei vergognarmene.
Mi piacciono i concerti, mi piace lo spettacolo, mi piace il modo in cui una canzone riesce a conquistare un pubblico. Non ho mai pensato che per amare la musica fosse necessario esibire continuamente una patente di purezza rock.
E questa sconosciuta mi ha ricordato quanto sia piacevole ascoltare qualcosa senza aspettarsi niente.
Non stavo cercando un nuovo capolavoro.
Non avevo bisogno di scoprire la nuova Stevie Nicks.
Mi sono imbattuto in una canzone che mi faceva stare bene. Ho guardato un video che mi ha affascinato. Ho ascoltato altro, riconoscendo continuamente artisti che fanno parte della mia memoria musicale.
Alcune canzoni mi hanno lasciato indifferente.
Altre mi hanno sorpreso.
King of Possibilities è entrata subito tra quelle che voglio riascoltare. How to Be a Lover è gradevolissima, una di quelle canzoni che metteresti volentieri in macchina e lasceresti suonare mentre il paesaggio scorre fuori dal finestrino.
Ma Cowboy Gangster Politician rimane la mia preferita.
Per quella voce.
Per quel ritmo che sembra accompagnarti senza chiederti nulla.
Per quella ragazza che balla in modo strano, con i capelli da diva americana e un fascino che non ha bisogno di effetti speciali.
Non so se Goldie Boutilier diventerà un'artista importante nella mia vita musicale. Non so nemmeno se fra qualche mese continuerò ad ascoltarla con la stessa curiosità.
Intanto le ho fatto posto in una playlist.
E mi sembra già un bel risultato.
La cosa più divertente è che, cercando di conoscere una sconosciuta, ho continuato a incontrare vecchi amici: Stevie Nicks, Prince, Madonna, gli Human League.
Lei li ha mescolati tutti, con una certa eleganza, e ne ha tirato fuori qualcosa che mi piace.
Non tutto.
Ma abbastanza.
In fondo, quando conosci qualcuno, non devi necessariamente innamorarti per tutta la vita.
A volte basta passare insieme una bella serata.
E avere voglia di rivedersi.
Aggiungi commento
Commenti