La ragazza che canta come se fosse vero

Pubblicato il 27 febbraio 2026 alle ore 22:56

Non li stavo cercando.
Li ho beccati per caso, in una playlist random su Spotify.
La canzone era White Horses.

E a un certo punto mi sono fermato.

Non perché fosse semplicemente bella.
Perché era familiare.

C’era qualcosa in quella voce che mi ha riportato indietro di trent’anni. Non un ricordo preciso, ma una vibrazione. Dolores O’Riordan.

Non per imitazione.
Per quella tensione emotiva che vibra sotto pelle.

Dolores aveva quel modo unico di stare in equilibrio tra fragilità e forza. Ellie Rowsell fa qualcosa di simile, ma con una consapevolezza diversa. A volte è eterea, quasi sospesa. Altre volte diventa ruvida, sporca, improvvisamente tagliente. In certi momenti mi ricorda Debbie Harry per quella presenza magnetica, per quella sicurezza che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire. Altre volte è Chrissie Hynde e la catapulta va diretta agli anni '80.

Poi ho iniziato ad ascoltarli davvero.

Don’t Delete the Kisses è una delle canzoni più intime che abbia sentito negli ultimi anni. Non è costruita per esplodere. È costruita per restare. È il dialogo interiore, le parole che non dici, il messaggio che non mandi. È modernissima e insieme universale.

Lipstick on the Glass è tensione trattenuta. È desiderio che non diventa mai semplice. È eleganza e nervo insieme. Le chitarre hanno spazio, ma sotto scorre inquietudine. Non è una canzone che cerca l’applauso: cerca la verità.

E poi The Sofa.
Quella è maturità pura.
È una riflessione sul tempo, sulle aspettative, su quello che pensavi sarebbe stato e su quello che invece è. Non c’è rabbia. Non c’è esplosione. C’è accettazione. Ed è forse per questo che colpisce così tanto.

I Wolf Alice hanno questa capacità rara: possono essere sognanti e poi abrasivi, romantici e poi ruvidi, delicati e poi improvvisamente potenti. Non è revival anni ’90. Non è citazione. È continuità emotiva.

Quando li ascolto non penso “mi ricordano qualcosa”.
Penso “questa vibrazione esiste ancora”.

Poi ho scoperto che saranno a Camaiore, a fine giugno.
Insieme ai Gorillaz.

E ho fatto una cosa che non facevo da un po’.

Ho comprato SUBITO il biglietto.

Perché certe band non le analizzi soltanto.
Le vivi.

C’è qualcosa di bellissimo nel sapere che a giugno, in Toscana, sotto un palco, ci sarà quella voce che mi ha fermato in una sera qualunque davanti a Spotify. E io sarò lì. Non per nostalgia. Non per confronto. Ma per presenza.

Perché se una playlist casuale può ancora sorprenderti,
se una voce nuova può ancora riportarti a qualcosa che credevi archiviato,
se senti ancora quel brivido che ti dice “ascolta”…

allora sei ancora vivo.

E questa, forse, è la cosa più importante di tutte.

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