Ci sono città che impari a conoscere in un fine settimana.
Altre che puoi frequentare per anni e continuano a sfuggirti.
Per me Napoli è sempre stata così.
L'ho amata, l'ho ammirata, mi ha fatto sorridere, qualche volta mi ha perfino irritato. Eppure, ogni volta che ripartivo, avevo la sensazione che mi mancasse sempre qualcosa. Come se esistesse una porta che riuscivo ad aprire soltanto a metà.
Ogni volta che arrivavo a Napoli avevo la sensazione di entrare in un mondo con regole tutte sue. Un mondo capace di accoglierti con un calore straordinario e, nello stesso tempo, di conservare una parte di sé che non concede facilmente. È stato proprio questo mistero ad affascinarmi per tanti anni.
Per molto tempo ho pensato che fosse un mio limite.
Poi ho capito che stavo cercando Napoli nel posto sbagliato.
Avrei dovuto cercarla nei dischi di Pino Daniele.
Ho consumato Nero a metà, Vai mo' e Bella 'mbriana. Ancora oggi continuo a pensare che quei tre album rappresentino uno dei momenti più alti della musica italiana. Ogni tanto li rimetto sul piatto e mi accorgo che sono loro a raccontare qualcosa di nuovo a me, non il contrario.
Se dovessi scegliere una sola canzone direi Viento 'e terra.
Molti penseranno a quella chitarra straordinaria di Pat Metheny. Anch'io la considero una delle cose più belle mai registrate.
Ma quello che mi emoziona davvero è il titolo.
Vento e terra.
Il vento non appartiene a nessuno.
La terra sì.
E tutta la musica di Pino vive dentro questa tensione.
Il desiderio di partire senza smettere mai di appartenere.
Profondamente napoletano, ma abbastanza libero da scegliere un'altra terra da amare.
Negli ultimi anni aveva trovato casa nella Maremma toscana, a Magliano. Un luogo che conosco e che amo profondamente. Quando decise che sarebbe rimasto lì anche dopo la morte, capii che forse lui aveva già risolto una contraddizione che io continuavo a portarmi dentro.
Si può appartenere a una terra senza rinunciare ad amarne un'altra.
Qualche volta basta una canzone per ricordartelo.
Di A testa in giù mi è rimasta dentro un'immagine più di tutte.
"Cercando qualcuno con cui fumare a metà..."
Non ho mai pensato alla sigaretta.
Ho sempre pensato alla condivisione.
Perché, in fondo, la musica serve proprio a questo.
A trovare qualcuno con cui dividere un pezzo di strada, un silenzio, un'emozione.
Forse è anche il motivo per cui continuo a scrivere.
C'è un altro verso di Pino che, negli ultimi mesi, è diventato quasi una definizione del mio blog. È in Io vivo come te.
"Adesso scrivo un po' di più per non perdermi mai."
Per anni l'ho ascoltato senza fermarmi.
Poi è nato Arresti Domiciliari.
E ho capito che stavo facendo esattamente quello.
Non scrivo per raccontare la musica.
Scrivo perché la musica mi aiuta a raccontare me stesso.
Ogni post è un tentativo di mettere insieme ricordi, viaggi, persone, emozioni. Di trovare un filo che tenga tutto unito.
Forse scrivo davvero per non perdermi.
L'incontro con Massimo Troisi in 'O ssaje comme fa 'o core è uno di quei momenti che non smetto mai di ascoltare. Due uomini che non hanno mai cercato di spiegare Napoli. L'hanno raccontata. Con dolcezza, ironia e malinconia. Come fanno le cose vere.
E poi c'è Alleria.
Una parola che nessun dizionario riesce a tradurre davvero.
Perché dentro c'è la gioia, ma anche la nostalgia.
La leggerezza, ma anche il peso della vita.
Come Napoli.
Come Pino.
Un giorno mi regalarono una Bella 'mbriana. Non sapevo nenache che cosa rappresentasse davvero nonostante sia il titolo di uno degli album più belli di Pino.
I napoletani sanno bene cosa rappresenta.
La casa.
La protezione.
Il buon auspicio e uno dei simboli delle tante superstizioni napoletane.
L'avevo riposta con cura su uno scaffale su una libreria.
Poi, una notte, il mio gatto la fece cadere.
Si ruppe.
Non l'ho mai sostituita.
Forse perché quella statuetta raccontava perfettamente il mio rapporto con Napoli.
Un amore autentico.
Un mistero mai completamente risolto.
Qualche anno fa sono andato a trovare Pino Daniele. A Magliano sulla sua tomba.
Ci sono tornato poi una seconda volta.
In silenzio.
Come si torna a trovare qualcuno a cui si vuole semplicemente dire grazie.
Davanti a quel monumento che raccoglie la sua chitarra e gli fa vedere il cielo ho pensato che, probabilmente, Pino mi aveva insegnato più cose su Napoli di quante ne avessi imparate in tutti i miei viaggi.
Perché non aveva cercato di spiegarmela.
Me l'aveva fatta sentire.
Io Napoli probabilmente non la capirò mai fino in fondo.
Resterò sempre uno che la guarda con rispetto, stupore e quella piccola dose di incomprensione che, col tempo, è diventata parte del suo fascino.
Ma ogni volta che parte una canzone di Pino Daniele succede qualcosa.
Quella porta che ho sempre trovato socchiusa si apre.
E, senza chiedermi da dove vengo, Napoli mi lascia entrare.
Per il tempo di una canzone.
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Commenti
Alleria io l’ascolto quando ho momenti di sconforto, senza capire se son di tristezza, di nostalgia o di chissà cosa. Ecco… questa canzone mi “quieta” l’anima. Respiro e poi tutto vola via. Vola via non lo ricaccio dentro con la voce e la musica di questa canzone quel momento vola via. Grazie Giancarlo perché dai voce a sentimenti profondi da anime sensibili.