Into the wild

Pubblicato il 3 agosto 2026 alle ore 00:39

Non ho pubblicato quasi nulla di questo viaggio.

Una fotografia soltanto (sono un pessimo fotografo) scattata nel punto più estremo della giungla con una vista incredibile a perdita d'occhio.

Non perché mancassero i paesaggi, i colori o le persone. Anzi.

Semplicemente perché mi sono accorto che alcuni viaggi hanno bisogno di essere vissuti fino in fondo prima di essere raccontati.

Questo è uno di quelli.

Quando ho guardato il programma per la prima volta mi sono chiesto se non stessi facendo una follia.

Undici ore di autobus nella notte.

Sveglie alle tre del mattino.

Pochissimo sonno.

Sentieri nella giungla.

Caldo.

Fatica.

Io, che per una vita ho viaggiato fra aeroporti, alberghi e sale conferenze, stavo scegliendo il viaggio più lontano possibile dall'idea di viaggio che avevo sempre avuto.

Eppure sono partito.

Perché, arrivato fin qui, sentivo il bisogno di uscire dalla persona che ero diventato.

Non so ancora se ci sono riuscito.

So soltanto che quel viaggio mi ha fatto incontrare una parte di me che non conoscevo.

La fatica non è mai mancata.

Era lì, ogni giorno.

Ma, incredibilmente, non pesava.

È difficile da spiegare.

Come se il viaggio mi avesse restituito un'energia che da tempo avevo dimenticato di possedere.

Ci sono immagini che resteranno con me.

Non fotografie.

Immagini.

Un'amaca che oscilla lentamente.

Davanti a me soltanto la giungla.

Nelle cuffie Burning Seas di Duke Garwood.

In quel momento non succedeva assolutamente niente.

Ed era proprio questo il regalo.

Un altro pomeriggio.

La foresta.

Il silenzio.

Atlanta degli Stone Temple Pilots.

Ci sono canzoni che sembrano aspettare tutta la vita il posto giusto dove essere ascoltate.

Quella aveva trovato il suo.

Poi una notte.

Nel cuore della giungla.

Sopra di me un cielo pieno di stelle come non avevo mai visto.

Nelle cuffie Western Stars di Bruce Springsteen.

Ho pensato che certe canzoni non parlino di luoghi.

Parlino di persone.

Di quello che diventano mentre guardano il mondo.

Poi sono arrivate undici ore di autobus.

Buio.

Strade infinite.

Il sonno che andava e veniva.

E Can't Find My Way Home.

Non credo che ascolterò mai più quella canzone nello stesso modo.

Perché, in quel momento, non parlava più del ritorno.

Parlava della ricerca.

Di quel momento della vita in cui non ti senti perso.

Semplicemente non sai ancora dove stai andando.

E poi c'era Hard Sun.

Quella la cercavo da giorni.

O forse era lei che stava cercando me.

Per tutto il viaggio ho continuato a pensare a Into the Wild.

Non perché desiderassi fuggire dal mondo.

Anzi.

Per il motivo opposto.

Perché avevo bisogno di tornarci con occhi diversi.

Non voglio raccontare i luoghi.

Quelli si possono cercare su una guida o su Internet.

Vorrei raccontare il silenzio.

Il rumore del vento tra gli alberi.

Le stelle.

Le scimmie urlatrici che interrompevano l'immobilità della foresta.

Le persone incontrate lungo la strada.

Persone che vivevano con molto meno di quello che noi consideriamo indispensabile e che, nonostante tutto, sembravano possedere qualcosa che noi spesso perdiamo.

Il tempo.

Ho capito che passiamo una vita a rincorrere il lavoro, gli impegni, le scadenze, il denaro, perfino l'immagine che diamo agli altri.

Poi, all'improvviso, ti ritrovi seduto su un'amaca nel mezzo della giungla e ti accorgi che stai respirando davvero.

Non mi succedeva da molto tempo.

La verità è che sono tornato con molte più domande di quelle che avevo quando sono partito.

Non so ancora cosa mi abbia lasciato questo viaggio.

Non so nemmeno chi fosse davvero l'uomo che camminava nella giungla, che guardava le stelle in silenzio o che ascoltava quella musica nelle cuffie.

So soltanto che non era esattamente lo stesso uomo che era salito su quell'aereo.

E, sorprendentemente, questa volta non ho nessuna fretta di capire chi sia diventato.

Forse i grandi viaggi non servono a cambiare vita.

Servono a ricordarti che puoi ancora cambiare.

Forse è per questo che continuo ad amare la musica.

Pensavo di scegliere io le canzoni.

In realtà sono loro, ogni tanto, a scegliere il momento giusto per entrare nella tua vita.

Da oggi Burning Seas sarà sempre un'amaca.

Atlanta avrà il profumo della foresta.

Western Stars sarà quel cielo impossibile pieno di stelle.

Can't Find My Way Home saranno undici ore di strada nel buio.

E Hard Sun sarà la domanda che ancora oggi mi porto dentro.

Quando sono partito pensavo di andare dall'altra parte del mondo.

Oggi mi accorgo che il viaggio più lungo non era quello.

Era quello che separava la persona che credevo di essere da quella che, lentamente, sto imparando a conoscere.

E forse...

il bello è proprio questo.

Non sapere ancora dove porterà la strada.

 
 

 

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