Ci sono momenti in cui la musica non serve per accompagnarti.
Serve per dirti qualcosa che non vuoi sentire.
Gli Who sono sempre stati questo per me. Non li ho mai vissuti come un gruppo da ascoltare e basta. Sono sempre stati una specie di specchio, anche quando non avevo nessuna voglia di guardarmi dentro.
Se penso a dove comincia tutto, non parto da Quadrophenia. Parto da prima. Da Tommy. Due opere monumentali della storia della musica rock.
Dentro Amazing Journey c’è una sensazione che riconosci subito, anche se non la sai spiegare. È quella fase della vita in cui tutto sembra avere un senso anche senza capirlo. Segui, ti fidi, non ti fai troppe domande. Hai l’impressione che ci sia una direzione, anche se non sai quale sia.
E nello stesso mondo c’è anche in Acid Queen. Lì cambia qualcosa. Non è più solo scoperta, è esposizione. A tutto. Alle persone, alle esperienze, alle influenze che arrivano senza filtri. È una fase bellissima e pericolosa allo stesso tempo, perché credi che tutto ti stia formando… ma non sempre è così.
Quando arrivi a Quadrophenia, quella leggerezza non c’è più. Jimmy, il protagonista, è di Brighton nella lotta generazionale tra 'mod' e 'rockers'.
I Mod, a cui Jimmy cerca disperatamente di appartenere, non erano solo un gruppo. Erano uno stile di vita. Eleganza, attenzione maniacale ai dettagli, scooter lucidissimi, musica soul e rhythm & blues. Dall’altra parte c’erano i Rockers, giubbotti di pelle, moto potenti, rock’n’roll più ruvido, un’attitudine opposta, quasi in guerra. Non era solo una differenza estetica. Era il bisogno di riconoscersi in qualcosa, di scegliere da che parte stare, di dare un nome a sé stessi quando ancora non lo si ha.
Cerca un’identità, qualcosa che gli dia una forma precisa. Come succede a tutti, a un certo punto trova qualcuno da seguire, qualcuno che sembra aver già risolto tutto.
Lo guarda, lo prende come riferimento, quasi come un modello.
Poi la realtà si presenta senza avvisare. Lo rivede e capisce che quella figura che aveva idealizzato è un facchino in un albergo.
Non è tanto il lavoro in sé. È la distanza tra quello che aveva immaginato e quello che è.
In quell’istante non si rompe solo un’immagine. Si incrina l’idea stessa che qualcuno possa indicarti la strada.
Dentro I'm One c’è quel punto preciso. “I’m one.” Non è una frase detta con sicurezza. È qualcosa che assomiglia più a un tentativo. Come se dire “sono uno” servisse prima di tutto a convincere se stessi.
E forse quella sensazione non passa mai del tutto. Cambia forma, ma resta.
La corsa verso il mare, (sulle magiche note di Love Reign on me) le scogliere di Brighton, la lambretta che precipita in mare non è un gesto teatrale. È un punto di rottura.
Non è solo la fine di una storia o di un amore. È la fine di un sistema di riferimento.
Quando capisci che quello su cui avevi costruito tutto non regge, non puoi più aggiustarlo. Devi ricominciare. E spesso lo fai senza sapere come.
Con il tempo cambia anche il modo di stare nelle cose. L’energia resta, ma diventa meno ingenua, più consapevole.
Won’t Get Fooled Again suona diversa quando la ascolti dopo aver preso qualche colpo. Non è più solo un’esplosione. È una linea che tracci. Non tanto contro gli altri, ma contro le illusioni che ti sei costruito da solo.
È il momento in cui capisci che nessuno verrà a dirti chi sei. E che, nel bene o nel male, quella risposta tocca a te.
A quel punto, guardare indietro diventa inevitabile. My Generation smette di essere un manifesto e diventa una domanda.
La mia generazione. Non quella raccontata, ma quella vissuta davvero.
Una generazione che ha avuto libertà enormi, spesso senza sapere come usarle. Che ha inseguito idee, modelli, sogni, a volte senza capire fino in fondo cosa stesse cercando. E che oggi si ritrova a fare i conti con quello che è rimasto.
E poi rimane solo una cosa. La domanda.
Who Are You ?
Non quando sei giovane, perché lì puoi permetterti di cambiare continuamente. Arriva più avanti.
Quando hai già costruito e smontato diverse versioni di te stesso. Quando non puoi più nasconderti dietro un ruolo o un’idea presa in prestito.
Chi sei?
Non chi eri. Non chi pensavi di diventare.
Chi sei adesso.
Gli Who non aiutano a rispondere. Non lo fanno mai. Tolgono piuttosto tutte le risposte facili.
E ti lasciano lì.
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